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TERRITORIO E AMBIENTE
C'ERA 'NA VOTA U "SCUOGGHIU 'N FORA" di Palmiro Prisutto
Luoghi che hanno sempre rappresentato punti di riferimento che sono andati perduti con il passare degli anni, i ricordi di uno dei ragazzi di allora che viveva intensamente questo legame secolare con il mare e gli scogli. Al di là dei ricordi traspare una vena di tristezza e una tesi che va al di là della semplice immaginazione suffragata anche da alcuni rilievi fotografici a distanza di 25 anni, la domanda rimane:l'isola di Augusta si è abbassata?


Esiste ancora una generazione di "augustani doc" che si ricorderà di questi termini legati a certi luoghi: "u scalu"(lo scalo), "a spiaggetta da razia", "u scuogghiu palummu"(scoglio colombo), "u scuogghiu a papuri" (scogli delle papere) , "a balata", "u scuogghiu cavaddu"(scoglio cavallo), "a salinedda ranni"(salina grande) e "a salinedda nica"(salina piccola), "u scugghiddu"(lo scoglietto) e "u scuogghiu 'n fora"(scoglio in fuori).
Sono alcuni dei luoghi della scogliera che va dalla zona di via Xiacche alla piazza delle Grazie. I "picciotti da marina livanti" conoscevano a memoria tutti questi luoghi perché tra questi scogli ci hanno vissuto momenti particolarmente felici e spensierati, quando bastava niente per divertirsi.Tra questi scogli si veniva a pescare con la canna e le lenze, si faceva "u virancutulu"e "a trimmulina" chi era più bravo anche l'"ammuru co coppu" E si facevunu macari i cugghiuti di ranciu pulusi.( si raccoglievano sulla riva o tra gli scogli piccoli vermi, gamberetti e crostacei che servivano come esca. ndr).

Fotografia scattata nel 1980 U scalu: nella marina tra via Xiacche e via Orfanotrofio c'era una sorta di riparo quasi naturale per una decina di barchette di pescatori.Qualcuno di questi si era costruito anche una sorta di piccolo deposito sfruttando le pendici della marina e poco più avanti, verso nord, altri scogli di cui alcuni sparivano sotto la sabbia o riaffioravano da essa in base ai capricci delle mareggiate. In questa zona mio padre ed un suo vicino di casa tenevano le loro barche. Poi c'era la spiaggetta, luogo in cui tanti ragazzi avevano i primi contatti con il mare. Poi riprendeva la scogliera che arrivava fino all'altezza della via Reno (dove c'è il muraglione crollato) prima che venisse costruito il lungomare Paradiso. Tra gli scogli di questo tratto di costa ce n'era uno che aveva quasi la forma di un cavallo senza testa sulla cui groppa da bambini ci sedevamo cavalcare come se fosse il parente povero di quello delle giostre. Questo scoglio sembra il gemello di quello che si trova ad Agrigento accanto alla tomba di Pirandello, vicino al famoso pino. C'erano poi due luoghi chiamati "salinedda" con caratteristiche particolari: una, a "salinedda nica" era uno spazio chiuso quasi quadrato con fondo sabbioso e poco profondo in mezzo alla scogliera; serviva per il bagno dei più piccoli, per quelli che non sapevano nuotare ma che si volevano rinfrescare. Si "nuotava" poggiando le mani sul fondale. Durante certe basse maree restava in secca ma di solito ospitava due barche che venivano agganciate ad una fune legata tra due scogli. Poi c'era a "salinedda ranni" così chiamata perché era uno spazio di mare abbastanza riparato, ma più ampio e chiuso da tre lati. Qui l'acqua era più profonda, si imparava ad andare sott'acqua e a nuotare. A sinistra di questa salinedda, a circa venti metri c'era il più famoso "scugghiddu" uno scoglio solitamente sommerso a pochi metri dalla riva. I bambini qui "nun appiricavunu" (non toccavano il fonto) per cui se volevano dimostrare di saper nuotare dovevano raggiungerlo a nuoto e qui si sedevano. Intere generazioni come la mia qui hanno dato le prime bracciate.
Fotografia scattata nel 2005 Di fronte alla "salinedda ranni" c'era una fila di scogli, solitamente affioranti, che terminava con due scogli di cui uno chiamato per la sua posizione "u scuogghiu 'n fora". Uscendo dalla salinedda ranni bisognava nuotare per una quindicina di metri per raggiungerlo: e qui non ci si toccava. Per cui solo chi lo sapeva raggiungere poteva dire di saper nuotare veramente. Su quello scoglio c'era spazio per almeno cinque o sei persone che dopo averlo raggiunto solitamente vi si riposavano e si prendevano il sole. Sul secondo pezzo dello scoglio, un pescatore, vi collocò un bidone riempito di cemento per poter fare dei tuffi. E da quel momento divenne "il trampolino".La scorsa estate (2004) su questo "trampolino" un augustano vissuto per tanto tempo fuori città, ha posizionato una bandiera.
Forse a questo punto qualcuno si chiederà il perché di questo racconto. Poiché questi luoghi per il sottoscritto sono luoghi legati a tanti ricordi nel passato li ho più volte fotografati, e dalle fotografie scattate in tempi diversi c'è qualcosa di strano, ed anche di preoccupante.È vero che bisogna fare i conti con l'azione geodinamica del mare e degli uomini, ma buona parte di questa scogliera, ed in particolare u "scuogghiu 'n fora" non sono più visibili, neanche durante la bassa marea. Un sprofondamento che tocca quasi il metro. Acqua alta? Innalzamento del livello dell'acqua? Ce ne saremmo accorti tutti. Erosione dello scoglio? Neanche. Bradisismo? Potrebbe essere.
Una foto interessante di questo scoglio la scattai nel mese di dicembre 1980, durante una di quelle famose basse maree del perielio.I movimenti di marea lasciano tracce evidenti: sulle superfici soggette alla marea crescono alghe. Difatti basta guardare gli scogli per capire se sia alta o bassa marea. La parte sempre emersa non presenta alcuna forma di vegetazione; quella soggetta alla marea si presenta di colore verde, quella solitamente sempre sommersa è di colore marrone. In certi periodi dell'anno, le maree sono più evidenti: sono conosciute da tutti i famosi "siccarizzi i innaru" (la bassa marea di gennaio). Mi sono insospettito di una strana "alta marea" in cui dall'acqua emergeva solo una parte del "trampolino" mentre lo scoglio non si vedeva più. Ho aspettato con pazienza gli ultimi "siccarizzi i innaru" (2005) per fare nuove fotografie: Sorpresa! Quello che nel 1980 era il limite massimo dell'alta marea, oggi 2005, è invece il limite massimo della bassa marea.
Cos'è accaduto? Ecco la mia ipotesi: il terremoto del 1990 ci ha fatto inabissare di quasi un metro. Infatti tanti scogli che da piccolo raggiungevo anche con l'alta marea, oggi non li posso raggiungere più neanche con la bassa marea. Probabilmente durante il terremoto eravamo troppo intenti a contemplare i danni appariscenti alle case e non gli sconvolgimenti dell'ambiente.D'altronde il mare con il suo moto ondoso e le maree, non consente una attenta osservazione dei fenomeni come quello descritto. Se non avessi scattato quelle fotografie forse non ci avrei fatto caso neanch'io. D'altronde tutti ricordiamo che in occasione del terremoto del 1990 tante cose non furono dette ed altre vennero nascoste.Provate a immaginare se Augusta continuasse a sprofondare.Che spettacolo vedere il mare in piazza Fontana o in viale America e alla Borgata uscire di casa come a …… Venezia. Palmiro Prisutto



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