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La narrazione evangelica della "passione" di Augusta avrà inizio giovedì con i tradizionali Vespri dell'Addolorata durante i quali ascolteremo quel suggestivo canto dello "Stabat Mater" che un anonimo augustano ha inteso musicare nel settecento e che sarà eseguito dalla corale polifonica Jubileum. La giornata del venerdì, festa dei "sette dolori" sarà caratterizzata dal "panegirico" all'Addolorata e dalla riproposizione dello Stabat.
Con la domenica delle Palme e la benedizione dei rami d'olivo si darà inizio alle processioni delle confraternite per il tradizionale rito delle "Quarantore" che affonda le sue origini alla seconda metà del cinquecento. Si apre quindi il tempo delle Confraternite, giorni in cui le antiche corporazioni d'arte e mestieri si riapproprieranno del tessuto urbano per rievocare quei sentimenti di religiosità popolare vissuti da intere generazioni di augustani.
Sfileranno tutti i confrati , in ordine di anzianità, con i loro distintivi, portando processionalmente i rispettivi fercoli infiorati con i simulacri dei loro protettori. Saranno preceduti da numerosi bambini vestiti da santi comunemente venerati in Augusta: l'Addolorata, la Madonna del Carmine, S. Rita, la Veronica, S. Antonio da Padova, S. Domenico, S. Giuseppe, S. Andrea, S. Francesco, il S. Cuore di Gesù.
Le processioni saranno aperte dalla grande croce portata da tre confrati, vestiti con il secolare abito penitenziale contraddistinto da una variopinta mantellina e con la visiera alzata, ultimo retaggio delle disposizioni borboniche di fine ottocento.
Vedremo ancora una volta rinnovarsi il suggestivo rito della preghiera collettiva, quella preghiera che la città, attraverso le sue varie componenti, esprimeva a Gesù eucaristia solennemente esposto in Chiesa Madre.
Saranno le cinque confraternite della città a rinnovare questo secolare rito del Quarantore. Così, una dopo l'altra, sfileranno la confraternita dei pescatori "sardari" con il loro protettore S. Andrea; i contadini e salinari con la Madonna Odigitria (Itria), i "mastri falegnami" con San Giuseppe; i naviganti (fuluari) con l'Annunziata e, infine, i massari con il gruppo raffigurante la Cena di Emmaus.
Giovedì si ricorderà quel momento solenne in cui la chiesa fa memoria dell'istituzione dell'eucarestia e del sacerdozio. Le nostre chiese, illuminate a festa, esporranno Gesù eucaristia all'interno di pregevoli urne in legno scolpito e indorato realizzate dai bravi artigiani locali. Riapparirà "u laureddu", "a troccula", "u pani d'apostoli", quello stesso pane che le donne di Augusta destinavano per finalità propiziatone, specie in occasione di tempeste quando i loro congiunti si trovavano imbarcati.
Nella notte del giovedì potremo udire il suggestivo suono della tromba preceduto dal rullare del tamburo; quel suono che ci invita a fare memoria del dolore della "Madre" alla ricerca del figlio ma che ci vuole anche ricordare il desiderio di ricerca di Dio che c'è in ogni uomo. Si tratta di quel lamento che la profonda fede dei nostri antichi augustani riusciva a sentire in quel quartiere del Calvario (l'attuale via Roma) dove sono particolarmente venerati il simulacro della Madre (Chiesa di S. Francesco di Paola) e quello del Figlio (Chiesa delle Grazie).
Non è ancora finito l'ultimo squillo di tromba che, dalla chiesa di S. Giuseppe, esce la confraternita dei "mastri" falegnami per la visita ai sepolcri. Porteranno in processione la loro insegna, il simbolo della Passione, Gesù crocifisso posto nell'urna. Il Cristo entrerà in ogni chiesa accolto dal secco saluto della "troccula". Nel pomeriggio dopo "a scisa a cruci" il seicentesco simulacro del Cristo delle Grazie percorrerà le principali vie della vecchia Augusta seguito dal simulacro della Desolata.
Durante tutta la giornata del venerdì il silenzio e il raccoglimento saranno spezzati dalle tristi note delle marce funebri: Pianto eterno, Jone, ed ancora Pace del Maestro Farina. Quest'ultima, eseguita in via XIV Ottobre, ricorderà l'episodio che inizi del novecento turbò la quiete della tranquilla Augusta con il suicidio della giovanissima Carlotta Reitano. A questa giovane ragazza il Farina dedicò la marcia che scrisse in una sola notte.
Durante questi giorni le antiche strade di Augusta si animeranno di voci, colori, musica e suggestioni, anche i prospetti delle vecchie case saranno illuminate con le tradizionali teorie di lampade fissate sulle traverse in legno.
Ancora una volta, la settimana santa, rappresenterà per Augusta l'occasione per un tuffo nel passato, un modo per riscoprire il vissuto di questa comunità che è tradizione autentica, semplice e nobile.
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