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CULTURA E TRADIZIONI
RITORNA AD AUGUSTA NUESTRA SEŅORA DE LA SOLEDAD di Giuseppe Scalici
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Nuestra signora de soledad-la riproduzione di Maria Maltese Si tratta della ricostruzione di un quadro, olio su tela cm 150 x 80 circa, scomparso negli anni '50 dalla sacrestia della chiesa di San Francesco di Paola. A dipingere l'opera il pių fedelmente possibile alle testimonianze esistenti, comprese tecnica e misure, č stata l'artista Maria Maltese. La pittrice, attraverso il ricordo ancora vivo dello studioso Elio Salerno e le documentazioni scritte esistenti, fra le quali una incisione di Gaspare Roggio, ha potuto ricostruire con attendibilitā colori e tratti della Vergine Addolorata.
Elio Salerno in un'intervista, rilasciata a Giuseppe Cassisi, riportata nel capitolo "La Chiesa e il Convento di San Francesco di Paola di Augusta" del volume n. 13 del "Notiziario Storico di Augusta", cosė si esprime: "Ricordo che nel 1950 durante una mia visita nella chiesa di San Francesco di Paola, non ancora eretta a parrocchia e quindi non frequentemente officiata, entrando nella sacrestia della cappella dell'Addolorata scorsi un quadro dell'altezza di circa 1,50 x 0,80, raffigurante la SS. Addolorata. L'opera era di discreta fattura e si rilevava tutta su un fondo scuro su cui debolmente si delineava la figura della Vergine inscritta nel grave cadere del manto nero. Il volto appariva reclinato su di un lato ed era ritratto quasi frontalmente, lievemente rivolto verso destra rispetto all'osservatore. Presentava delle tinte rosee fortemente chiaroscurate che unitamente alla veste bianca, anche questa pesante nelle sue pieghe verticali, ed al colore rosso lucente d'un pavimento in piastrelle esagonali di cotto, creavano un suggestivo contrasto coloristico. Sul lato di fondo della tela s'apriva una piccola finestra dalla quale entrava nel quadro una luce debole, direi crepuscolare, che poneva quasi in controluce la figura della Vergine distinguendone la impostatura volumetrica che si serrava poi, come se fosse un accordo plastico, nelle mani congiunte dalle dite tra di esse piegate. Dal lato posteriore il canovaccio appariva ben conservato, e nel basso (occupante un quinto della superficie) era riportata la seguente iscrizione: "Questa immagine della Santissima Vergine Maria Addolorata, per antica tradizione, si dice essere stata dipinta in Spagna, da D. Francesco Alvarez nelli primi anni del decimoquinto secolo. Nel 1693 restō esente delle rovine di quello grande tremuoto. E nel 1820 non potendo pių esistere fu incollata in tela e telaro nuovo, e ristorata in diversi parti da D. Sebastiano Lastorina Pintore Augustanese".
L'incisione, l'altro documento storico su cui ha studiato Maria Maltese, č l'unica testimonianza grafica rimastaci. Essa č conservata presso l'archivio Blasco della biblioteca comunale ed č stata inserita da Giuseppe Cassisi nel giā citato volume del notiziario storico di Augusta. Gaspare Roggio, autore dell'incisione, ha riprodotto la tela in dimensioni ridotte, cm 14 x 8,5 e in bianco e nero. A differenza del quadro originale, la cui forma era senza dubbio rettangolare ,notizia confermata da Elio Salerno, l'incisione č contornata da una cornice ovale e, in basso, oltre alla firma dell'autore, riporta in latino la seguente invocazione: "O Vos omnes qui transitis per viam attendite, et videte, si est dolor sicut dolor meus", vale a dire "O Voi che passate, fermatevi, e considerate se vi č dolore simile al dolore mio".
Dopo la cerimonia di presentazione, presieduta da padre Francesco Scatā, parroco della chiesa, l'opera di Maria Maltese è rimasta collocata permanentemente nella cappella dell'Addolorata, accanto al dipinto raffigurante San Francesco di Paola. - Giuseppe Scalici (ricevuto e pubblicato 3/aprile/2006)



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