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CULTURA E TRADIZIONI
C'ERA UNA VOLTA LA "FESTA DEI MORTI" di Giuseppe Carrabino
L'indifferenza di educatori e genitori, l'avanzata di celebrazioni e mode esterofile, la civiltà dei consumi e i falsi messaggi della televisione. Sono queste alcune delle cause che hanno portato ad una perdità di identità e riti tradizionali, da bambini si attendeva la notte del 31 ottobre per posizionare sotto il letto il vassoio con acqua e cibi per la consueta "visita" dei defunti che lasciavano doni e giocattoli. Oggi invece vanno di moda le feste mascherate e i balli di halloween. Alcuni appunti dello studioso Giuseppe Carrabino sulle tradizioni perdute.

La visita in diverse scuole della città ha confermato anche per quest'anno la spiacevole innovazione che vede bambini e insegnanti protagonisti di un evento carnevalesco nel giorno in cui la tradizione locale e siciliana in genere prevede il ritorno dei "morti" nel mondo dei vivi. Sempre più insegnanti, senza alcuna formazione e conoscenza della cultura e della tradizione peculiare delle realtà in cui vivono ed operano, si prodigano nel proporre ed organizzare iniziative inneggianti ad Halloween che nulla ha a che fare con la nostra civiltà cristiana.
Hallowen rischia infatti di soppiantare la tradizionale commemorazione dei defunti che nella nostra cultura ha sempre visto quanti "vivono" nell'aldilà come una presenza viva e rassicurante. Il 2 novembre era una grande festa dove i protagonisti, oltre che i morti, erano i bambini, che una volta venivano educati a ricordarli in un modo familiare e gioioso e ad attendere i doni, che essi portavano nella "Notte dei Morti". A nostri giorni, nelle scuole della città, i ragazzi vengono invece educati a celebrare la festa di Halloween, una festa che per il popolo celtico aveva la finalità di onorare SAMHAIM, il "Signore della Morte" detto anche il "Principe delle Tenebre". Forse, in pochi conoscono veramente il significato di questa antica ricorrenza. I macabri e grotteschi travestimenti; l'accensione del fuoco per allontanare gli spiriti cattivi; la cenere offerta alle famiglie per poter accendere il focolare domestico, le offerte chieste in cambio e le maledizioni in caso di rifiuto. Proprio da questa frase "trick or treat" che significa "offerta o maledizione" deriva il più innocente "dolcetto o scherzetto". Questo rito celtico si intreccia inoltre con la leggenda di Jack l'alcolizzato, un dissoluto che vendette la propria anima al diavolo per negoziare un altro anno di vita. Quando morì si trovò nella situazione di non poter entrare in Cielo per la sua impenitenza, e nemmeno all'inferno per il suo accordo con il diavolo. Fu così condannato a girovagare eternamente sulla terra facendosi luce con una lanterna costituita da una rapa (l'attuale zucca) al cui interno vi era una brace dell'inferno donatagli dal diavolo.
Perché devono interessare a noi educatori le origini e il significato di questa festa ? Perché in realtà non vi è nulla di veramente innocente in questa celebrazione, ma con l'illusione apparente di un'allegra "carnevalata", vi sono presenti dei rischi pedagogici da non sottovalutare. Di quale pedagogia stiamo rendendoci complici ? Proprio in questo momento storico di ambiguità e disorientamento generale educativo da parte delle famiglie, davvero possiamo permettere che i nostri figli vengano così impunemente incitati al male, al brutto, al peggio, invece di aprirci al bello, al bene che diventa sempre più difficile individuare ? Allora occorre veramente una forte presa di coscienza. Da parte nostra invitiamo tutti gli operatori sociali, culturali ed ecclesiali a promuovere sempre più il ricordo dei defunti secondo l'antica tradizione locale. Ben vengano regali e cosi duci per poi recarci con i nostri figli al cimitero in un clima di gioiosa condivisione con il mondo dell'aldilà. Giuseppe Carrabino



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