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MATER ECCLESIA
Appunti, notizie e curiosità sulla Chiesa Madre Maria SS. Assunta di Augusta di Giuseppe Carrabino

Il prossimo 23 dicembre, secondo quanto è stato riferito dal direttore dei lavori arch. Armando Pizzo, la Chiesa Madre di Augusta sarà ufficialmente restituita alla città con una solenne cerimonia presieduta da Monsignor Giuseppe Costanzo, Arcivescovo di Siracusa. La riapertura del massimo tempio cittadino è un evento di grande spessore per la comunità ecclesiale e civile di Augusta. Chiusa al culto all'indomani del sisma del 13 dicembre 1990, la chiesa era stata riaperta, seppur limitatamente al transetto e alle navate laterali, il 13 dicembre 1993 e chiusa con ordinanza sindacale del 25 marzo 1996. Dopo alterne vicende è stata più volte chiusa e riaperta e definitivamente chiusa al culto nel 2001 per consentire i lavori di recupero conservativo ai sensi della legge 433 relativa agli edifici danneggiati dal sisma del '90. Le attività contrattuali hanno previsto la messa in sicurezza dell'edificio, il rifacimento degli intonaci esterni, la demolizione della volta in muratura e la ricostruzione della stessa in tessuto di canne per renderla più leggera. Il recupero delle terrazze di copertura delle navate laterali, il rifacimento del tetto e, infine, l'eliminazione della grandiosa struttura in profilati d'acciaio posta in opera all'indomani dal sisma a sostegno del prospetto del sacro edificio. La restituzione della Chiesa Madre alla città ha già suscitato qualche perplessità in merito alla mancata reinstallazione di alcuni elementi decorativi del prospetto. Si tratta della grande campana posta sul timpano, delle fiamme in pietra e delle statue acroteriali di S. Domenico e S. Giuseppe simbolo della religiosità degli augustani.
La loggetta delle tre campane Nel contempo, la rimozione dell'impalcatura ha messo in luce le "tre campane" della loggetta(foto a sinistra) che un tempo identificavano un luogo ben definito per fare i bagni in una località di Punta Izzo. Riapparso il monogramma di Maria in pietra calcare che sovrasta il portale principale della chiesa. Risale proprio alle scorse settimane la scoperta fatta da chi scrive relativa alla paternità di tale stemma eseguito e posto in opera nel 1898 da tale Domenico Grimaldi.monogramma di Maria sul portale principale Lo stesso orologio civico, che da sempre ha scandito la vita ecclesiale e civile della città, andrebbe riattivato e merita di essere studiato e valorizzato, come del resto anche l'altro orologio civico posto nella parrocchiale di S. Sebastiano. Anticamente, era prerogativa delle autorità civili detenere una chiave della Chiesa Madre per poter accedere alla "stanza" dell'orologio. All'interno della Chiesa, eliminati i ponteggi tubolari, le navate potranno ospitare nuovamente le statue e le pale d'altare che corredano il tempio. In questi anni la Sovrintendenza ha già curato il restauro della pala raffigurante La Trinità con S. Lucia e S. Emidio; ed ancora la tela dei SS. Pietro e Paolo, l'Immacolata, S. Mauro e la scena biblica di Achimelec che dona i pani a David ubicata nella cappella del Sacramento. L'orologio civico della chiesa madreSi deve ad un gruppo di devoti l'iniziativa di restaurare il grande dipinto del patrocinio di S. Domenico su Augusta e la pala della Natività o Adorazione dei pastori il cui intervento di recupero è stato finanziato dal Rotary Club di Augusta.
Altre pale andrebbero urgentemente restaurate dall' Estasi di S. Filippo Neri (probabilmente proveniente dalla chiesa di S. Biagio) ai dipinti che corredano gli altari del transetto, oltre alla tela di S. Brigida e S. Liborio. Un particolare accenno all'organo oggetto di uno studio ,per questo secolare strumento musicale non è previsto alcun intervento di recupero. Sarebbe quanto mai necessario un finanziamento che possa garantire il restauro e la restituzione dello strumento alla fruizione pubblica con la possibilità di poter promuovere concerti di ampio respiro. Sarebbe stato interessante in occasione di questi restauri poter ripristinare e rendere fruibili le cripte della chiesa, come pure le scale che permettono di raggiungere la trabeazione, la volta e la cella campanaria. Ancor più significativo sarebbe stato il recupero dei chiusini sepolcrali utilizzati negli anni 'sessanta del novecento per chiudere l'ingresso di una cripta rinvenuta presso la prima cappella della navata destra, dove oggi è ubicata la fonte battesimale.
La costruzione della Chiesa Madre, dedicata a Maria SS. Assunta, risale al 1644 anno in cui i consoli delle classi operaie deliberarono di demolire l'antica e piccola chiesa di S. Maria Maggiore per dotare la città di un ampio edificio di culto per soddisfare le esigenze della popolazione in continuo aumento. Distrutta dal sisma del 9 e 11 gennaio 1693 fu ricostruita nel corso del XVIII secolo ed ultimata nel 1766. La Chiesa Madre è la sede della prima e storica parrocchia della città. In essa si custodiscono i Registri di battesimo, cresima, matrimoni e sepolture che un tempo, prima dell'istituzione dell'anagrafe civile, erano gli unici documenti relativi alla vita della città. I più antichi documenti dell'archivio risalgono alla seconda metà del cinquecento. Anche l'Archivio storico della Curia Vicariale contiene volumi di un certo interesse per la storia locale. Notevole il corredo di argenterie e parati sacri provenienti anche dalle chiese soppresse. Tra i pezzi più significativi si ricordano la cappella bianca ricamata in seta policroma proveniente dal soppresso Monastero di S. Caterina dell'ordine delle benedettine. Allo stesso Monastero sono ascrivibili diversi pezzi di argenteria quali calici, ostensori, reliquiari nonché un leggio con l'immagine di S. Benedetto risalente al 1698 e trafugato nel maggio '90. Completano il corredo della chiesa la pregevole tovaglia ricamata in oro, parati con ordito in argento e seta policroma, piviali e pianete ricavati da antichi tessuti, oltre ad una interessante collezione di reliquie e reliquiari in parte donati agli inizi del novecento dal farmacista Grimaldi. All'interno del tabernacolo della cappella del Sacramento si custodisce la "magnifica macchinetta" con quattro colonnine in argento e tralci di vite.
Degni di menzione sono i pregevoli confessionali e il pergamo costruiti nella seconda metà dell'Ottocento dal concittadino Salvatore Stagnaro. Purtroppo, sono da segnalare alcune note dolenti all'interno del sacro edificio. In primis lo squallore degli altari laterali realizzati nei primi anni del XX secolo con materiale povero quale la graniglia cementizia che un tempo veniva adoperata per le pile ubicate negli orti delle vecchie case. Questi altari sostituirono quelli lignei con relativi paliotti in legno e tessuto, alcuni anche di un certo livello di raffinatezza.
Il prospetto della chiesa Madre su piazza Duomo Nel 1912 l'arciprete Garay commissionò alla ditta Angelo Calì Torrisi da Catania la sostituzione della vecchia balaustra in ferro con una in marmo adeguata alla solennità del tempio. Contestualmente il concittadino Ing. Pasquale Ferraguto si premurava di consegnare il disegno per il recupero della cappella di S. Antonino e la credenza da collocarsi nell'abside. Quest'ultima fu realizzata dal Maestro ebanista Mario Indelicato, autore tra l'altro della vara processionale di S. Nicola in Brucoli.
Risale al 1913 la commissione del gruppo statuario del S. Cuore di Gesù e S. Margherita realizzati dal maestro della cartapesta leccese Arturo Troso. Il simulacro fu collocato nel transetto nell'altare già dedicato a S. Rosalia. Dalla sagrestia mancano all'appello i ritratti dei parroci Moreno, Grimaldi e Omodei trafugati nel corso della seconda guerra mondiale. Risultano mancanti anche le tele di S. Floriano, S. Sebastiano, S. Domenico e S. Lucia, mentre il S. Pasquale Baylon fu trasferito nella chiesa delle Anime Sante. Tante altre cose si potrebbero enunciare in merito alla secolare storia della nostra Chiesa Madre. Le notizie qui raccolte vogliono rappresentare un invito per riappropriarci del massimo tempio cittadino, studiarlo, valorizzarlo e farlo conoscere alle giovani generazioni per educarli al gusto del bello e soprattutto al rispetto della memoria. Giuseppe Carrabino (ricevuto e pubblicato in data 21/12/2004)



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